Come miscelare i colori? Come mescolare nel modo corretto i colori che usiamo per dipingere in modo da ottenerne altri nuovi, ma soprattutto corrispondenti al risultato desiderato?
Oggi vedremo come affrontare la miscelazione di colori sulla tavolozza in modo onnicomprensivo ma allo stesso tempo concreto, andando quindi oltre la teoria del colore. Chi si è trovato ad applicare sulla propria tela da dipingere quanto riportato a livello teorico, infatti, si è scontrato probabilmente talvolta con qualche “scostamento”, ottenendo dei risultati diversi da quelli immaginati.
Vedremo quindi cosa succede nel concreto quando mescoliamo tra loro colori diversi, e vedremo anche quali sono le differenze tra un sistema di miscelazione a 3 colori e un sistema di miscelazione a 6 colori. Non è tutto qui: in chiusura ci dedicheremo anche a due tecniche per la miscelazione ottica dei colori, con il pontillism e il glazing. Buona lettura!
- Come miscelare i colori? La differenza tra mix additivo e sottrattivo
- Il sistema di miscelazione a 3 colori
- Come miscelare i colori: il ruolo del bianco e del nero
- Svantaggi e limitazioni del sistema di miscelazione a 3 colori
- Il sistema di miscelazione a 6 colori
- La miscelazione ottica dei colori: pointillistic mixing
- La miscelazione ottica dei colori: glazing mixing
Come miscelare i colori? La differenza tra mix additivo e sottrattivo
Partiamo da una grande differenza di base nel mondo della miscelazione dei colori. A livello teorico, astraendoci per qualche secondo dal mondo della pittura, esistono due differenti modalità di miscelazione per ottenere dei nuovi colori. È possibile infatti farlo con la luce nonché con i colori.
La miscelazione con la luce
Pensiamo alla luce, alla luce colorata. Andando a mescolare e a sovrapporre tra loro due o più luci colorate andremo ad avere una luce di un colore via via più chiaro. Di più: mescolando tutte le luci colorate insieme finiremo per avere una luce bianca.
Cosa succede, e perché si arriva al bianco? È subito spiegato: sovrapponendo diverse luci andiamo infatti a sommare diversi set di lunghezze d’onda, fino al momento in cui non vediamo più colori, ma semplicemente luce. In questo caso si parla di mix additivo, poiché qui tutte le lunghezze d’onda raggiungono i nostri occhi, senza che nessuna porzione dello spettro risulti assorbita.
La miscelazione con i colori
Ma noi non dipingiamo con la luce. Noi dipingiamo con i colori, siano essi acrilici, oli, tempere o acquerelli. E allora non si parla più di mix additivo, quanto invece di mix sottrattivo. Se quando mescoliamo delle luci colorate diverse abbiamo una continua somma di nuova luce, nel caso dei colori invece abbiamo una sottrazione di luce. Quando mescoliamo insieme due colori, il risultato sarà sempre e inevitabilmente più scuro rispetto al più chiaro dei due colori che abbiamo mescolato.
Per quale motivo? Anche qui, spiegarlo è abbastanza semplice: ogni colore, ogni sostanza colorata assorbe una certa sezione dello spettro (quando abbiamo parlato delle proprietà dei colori, in un altro articolo, abbiamo infatti spiegato che la tonalità di un colore viene definita “dalla proporzione in cui i colori dello spettro vengono riflessi da una determinata superficie, da una specifica sostanza”). Quando andiamo a mescolare due colori, più sezioni dello spettro vengono assorbite: a quel punto, infatti, verrà riflessa (non assorbita) solo la sezione dello spettro “condivisa” dai nostri colori.
Quando mescoliamo i colori sulla nostra tavolozza, prima di iniziare a dipingere sulla nostra tela o sul nostro foglio, lavoriamo quindi in sottrazione, sottraendo luce. Questo è un dato di fatto, un presupposto ineliminabile. Ma attenzione: ci sono diversi modi, anzi, diversi sistemi per mescolare i colori: possiamo farlo seguendo il sistema di miscelazione a 3 colori oppure il sistema di miscelazione a 6 colori. Oppure possiamo evitare del tutto di mescolare i colori sulla nostra tavolozza, affidandoci invece alla miscelazione ottica dei colori, attraverso il pointillistic mixing o il glazing mixing.
Il sistema di miscelazione a 3 colori
Come tutti quelli che conoscono la teoria dei colori possono immaginare, il sistema di miscelazione a 3 colori parte dai tre colori primari, ovvero da giallo, ciano e magenta. Sappiamo tutti quali sono le caratteristiche fondamentali dei tre colori primari: si tratta di quei colori che non possono essere ottenuti mescolando altri colori, i quali, se opportunamente mescolati, permettono in linea teorica di ottenere qualsiasi altra tonalità di colore desiderata.
Questo significa che, acquistando un set di colori primari (tipicamente costituito dai tre colori primari più bianco e nero) è possibile praticamente riempire la propria tavolozza. Per capire come mescolare i colori con questo sistema, andiamo a esplorare le possibilità offerte dai primari. Iniziamo mescolando il giallo con il ciano, il ciano con il magenta e infine il magenta con il giallo. Così facendo avremo rispettivamente un verde, un violetto e un arancione: mettendo il tutto in cerchio, avremo una composizione dei colori primari e dei colori definiti secondari.
E ovviamente si può continuare praticamente all’infinito, andando a mescolare ancora i colori attigui del nostro cerchio. Da un cerchio a 6 colori passeremo così a un cerchio a 12 tonalità differenti, e da lì potremo passare a un cerchio con 24 tonalità. L’esperimento ovviamente può terminare qui, senza proseguire oltre. Già a questo step, però, si avrà una certa varietà di verdi, di rossi, di gialli e via dicendo. Avremo quindi dei blu con delle tracce di verde e dei blu con delle tracce di rosso, e così via, con una rappresentazione visiva e semplificata dello spettro del visibile.
In questo schema, però, manca qualcosa: mancano il bianco e il nero, i quali possono ovviamente cambiare parecchio la situazione.
Come miscelare i colori: il ruolo del bianco e del nero
Lasciamo per un momento in disparte i “colori”, e concentriamoci sul bianco e nero. Se, come abbiamo visto sopra, con i colori riusciamo a ottenere una scala infinita di tonalità diverse, andando a mescolare tra loro in gradazioni differenti il bianco e il nero otterremo invece una scala potenzialmente infinita di grigi.
In linea teorica, andando a unire le possibilità dei tre colori primari a quelle offerte da bianco e nero, non ci sono limiti ai risultati che possiamo ottenere: abbiamo tutto il necessario per mescolare i colori e creare la tonalità ricercata, più chiara o più scura.
A questo punto vale la pena sottolineare che con i colori primari non riusciamo mai a ottenere un nero vero e proprio. Andando a mescolare tra loro ciano, magenta e giallo otteniamo infatti un grigio, un grigio molto scuro, che si avvicina al nero pur senza raggiungerlo.
Abbiamo già capito il perché di questo risultato: andando a mescolare i tre colori, l’unica sezione dello spettro che rimane è quella comune, e così, andando ad assorbire ogni altra sezione, risulta un grigio scuro, con una porzione estremamente ridotta di luce rimanente. Con questo grigio quasi nero potremmo in ogni caso dare una parvenza di nero nei nostri dipinti, e usarlo come un nero per andare a rendere più scure le tonalità ottenute mescolando tra loro i colori primari, secondari e terziari.
Mix di colori complementari
Un altro elemento interessante da sottolineare è quello relativo al mix di colori complementari. Con questa etichetta, lo ricordiamo, si indicano i colori che sono nella posizione opposta nel cerchio cromatico: parliamo quindi di coppie come il verde e il rosso, il giallo e il viola e l’arancione e il blu.
Ma cosa troviamo all’interno dei colori complementari? Ebbene, guardando all’interno di un colore complementare troviamo sempre e comunque tutti e tre i colori primari. Non stupisce quindi che, mescolando insieme due colori complementari, otterremo sempre un colore prossimo al nero.
Un discorso simile vale anche per i colori secondari, i quali a loro volta, presi a coppie, contengono sempre tutti e tre i colori primari. Ma attenzione: i colori secondari, se mescolati tra loro, non vanno ad assorbire una quantità di spettro pari a quella assorbita dai colori complementari. Resterà infatti sempre una porzione riflessa, corrispondente al colore primario che hanno in comune.
Svantaggi e limitazioni del sistema di miscelazione a 3 colori
Si è detto che, in linea teorica, avendo i colori primari, e per comodità il bianco e il nero, è possibile creare la propria tavolozza senza particolari ostacoli. Ma esistono comunque dei limiti nell’usare il sistema di miscelazione a 3 colori. Il principale limite risiede nella via via minore saturazione (ovvero di fatto nella minore purezza del colore) raggiunta dai colori intermedi, ottenuti cioè mescolando i colori primari, i colori secondari e via dicendo.
Sappiamo qual è il punto di partenza: i colori primari hanno un livello di saturazione molto alto. Ma sappiamo anche che il ciano contiene delle tracce di giallo, che il giallo limone contiene delle tracce di blu, che il magenta ha a sua volta delle tracce di blu. Parliamo di porzioni assolutamente minime, ma presenti. E questo fatto ineliminabile ha delle conseguenze importanti quando si va a mescolare tra loro i colori primari e secondari
Pensiamo per esempio al violetto che otteniamo mescolando tra loro il ciano e il magenta. Il colore risultante contiene non solo il nostro “blu” e il nostro “rosso”, ma anche delle tracce di giallo, le quali erano contenute nel genitore ciano. Si dà il caso che violetto e giallo siano dei colori complementari, i quali come visto, una volta mescolati tra loro, ci regalano il grigio. Quello che accade, quindi, è che il nostro violetto avrà una saturazione non particolarmente elevata.
E lo stesso accade anche in altre combinazioni. Pensiamo per esempio all’arancione, il quale al suo interno conserva tracce di magenta e di giallo, a loro volta complementari.
Non accade però sempre. Nel caso dei verdi il livello di saturazione permane elevato, grazie al fatto che il giallo limone e il ciano non presentano tracce esterne allo spettro del verde: tutti i verdi risulteranno costituiti sempre e comunque da blu e giallo, e da null’altro.
Il sistema di miscelazione a 6 colori
Come abbiamo visto, quindi, il sistema di miscelazione a 3 colori presenta dei limiti che non possono essere completamente trascurati. Esiste però il modo per eliminare questi svantaggi, adottando un sistema che prevede non 3, quanto invece 6 colori di partenza. In questo modo è possibile avere una cerchio cromatico composto unicamente da colori saturi.
Tutto sta nello scegliere i colori giusti da aggiungere ai nostri primari, ovvero un blu ultramarino, il quale contiene delle tracce di rosso; un giallo con tracce di rosso; e infine un vermilio, ovvero un rosso con tracce di giallo. Così facendo potremo così ottenere sia dei viola che degli arancioni saturi, e quindi più puri.
È possibile ripetere ora l’esperimento che abbiamo fatto con il sistema di miscelazione a 3 colori con questi 6 colori di partenza, per ottenere un cerchio cromatico a 24 tonalità diverse, tutte sature in modo soddisfacente. Il nero e il bianco possono intervenire per variare la luminosità e la saturazione dei colori, con gli stessi meccanismi visti in precedenza.
Per curiosità, possiamo sottolineare che ora abbiamo diverse opportunità per ottenere il nostro grigio scuro, fino alla possibilità di ottenere un grigio assolutamente neutro, privo di qualsiasi tonalità specifica. Mescolando nelle giuste proporzioni tutti e 6 i colori di partenza otterremo un grigio estremamente scuro, tale da non poter essere distinto dal nero se non con un confronto diretto e ravvicinato.
Fino a qui abbiamo visto come mescolare i colori in modo classico, andando quindi a creare nuove tonalità attraverso il mix dei colori nella nostra tavolozza. Ma attenzione: per ottenere a livello ottico un mix di colori, e quindi la comunione tra due diverse tonalità per ottenerne una terza, è davvero necessario mescolare tra loro i nostri colori acrilici, i nostri oli o i nostri acquerelli? In realtà no, non sempre: è possibile infatti agire direttamente sulla tela. Vediamo come!
La miscelazione ottica dei colori: pointillistic mixing
Vediamo come ottenere colori diversi senza andare effettivamente a mescolare i colori. La prima tecnica che vogliamo proporre è quella del pointillistic mixing, che in italiano potremmo tradurre con il termine “puntinista” (facendo però attenzione al fatto che, con il termine Puntinismo, ci si riferisce a una tecnica pittorica precisa sviluppata in Francia nel tardo Ottocento, all’interno del movimento neoimpressionista. C’è chi indica questa tecnica anche con il termine Divisionismo, laddove invece il termine Puntinismo venne assegnato, almeno in un primo momento, con toni dispregiativi).
La tecnica puntinista prevede di dipingere non con vere e proprie pennellate, quanto invece con puntini, piccoli o molto piccoli, andando a sfruttare i meccanismi di semplificazione e di sintesi degli occhi dello spettatore di un dipinto.
Ecco allora che, per ottenere un verde, anziché mescolare blu e giallo, possiamo andare ad accostare su una superficie dei puntini gialli e dei puntini blu. Se visti a una certa distanza, questi puntini daranno nell’insieme un’impressione di verde. Si capisce che, al rimpicciolirsi dei puntini, oppure all’aumentare della distanza, aumenterà l’effetto di omogeneità e di completezza del mix.
Va detto che, pur non parlando di una vera e propria miscelazione dei colori, gli aspetti da tenere presenti sono spesso i medesimi che abbiamo visto sopra. Pensiamo per esempio alla combinazione dei nostri due colori con puntini grigi, neri o bianchi (i quali potrebbero essere dati anche dalla superficie pittorica non pitturata): il colore che ne risulterà avrà dei diversi livelli di saturazione e di luminosità, così come accade con le tecniche classiche di mix dei colori. Allo stesso modo, andando ad avvicinare dei puntini di colori complementari avremo dei colori insaturi.
Un modo per ottenere sempre dei colori saturi, con la tecnica del puntinismo, è quello di andare a creare in precedenza uno sfondo colorato con una tonalità satura, senza lasciare quindi spazio al bianco del supporto pittorico.
La miscelazione ottica dei colori: glazing mixing
La tecnica del glazing mixing, che potremmo tradurre come tecnica “a velatura” o “a smaltatura”, è un altra strada percorribile per ottenere un effetto ottico di miscelazione, senza però andare effettivamente a mixare i colori sulla nostra tavolozza.
Qui non si parla di puntini distinti, quanto invece della sovrapposizione, sul supporto pittorico, di veli di colori differenti. Ecco allora che, andando a tracciare prima una pennellata gialla e poi un velo di blu avremo, lì dove c’è la sovrapposizione, un convincente verde.
È però necessario stare attenti a non esagerare con le velature sovrapposte. Andando a sovrapporre tre velature differenti, infatti, il colore risultante sarà poco saturo, e tendente tipicamente al grigio scuro: il perché lo abbiamo già visto sopra. Chi si vuole cimentare in questa tecnica dovrebbe sempre avere come principio basilare quello di lavorare togliendo luce, e quindi andando a sovrapporre su dei colori chiari dei colori più scuri, sempre e comunque con colori con una buona trasparenza.
Bene, siamo arrivati al termine della nostra guida su come mescolare i colori: ora saprai affrontare la scelta dei migliori colori per dipingere e la composizione della tua tavolozza con qualche preziosa competenza in più!
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